La Ghemara riporta una Baraita che
sembra confermare il criterio dei tre giorni:
Anche una Baraita insegna così: TROVÒ UN MANTELLO
E UNA SCURE [daf 31a] PER LA STRADA
dove
passa la folla, O UNA MUCCA CHE CORRE TRA LE VIGNE - QUESTO È
UN OGGETTO SMARRITO. UN MANTELLO ACCANTO AD UNO STECCATO, UNA SCURE ACCANTO
AD UNO STECCATO O UNA MUCCA CHE PASCOLA TRA LE VIGNE - QUESTO NON È
UN OGGETTO SMARRITO. PER TRE GIORNI CONSECUTIVI - QUESTO È UN OGGETTO
SMARRITO. VIDE ARRIVARE LA FIUMANA - LE ERIGE DI CONTRO UNA BARRIERA.
La Ghemara riporta un insegnamento di
Rava concernente la restituzione degli oggetti smarriti:
Disse Rava: (Deuteronomio 22, 3) E in tal maniera ti comporterai
nei
riguardi di ogni oggetto smarrito dal tuo
compagno - l'espressione di ogni serve per includere
nelle
leggi della restituzione di oggetti smarriti anche
lo smarrimento di
terreno, in altre parole se uno è in grado di impedire dei danni
al terreno del suo vicino, è tenuto a farlo nell'ambito dell'obbligo
della restituzione degli oggetti smarriti.
La Ghemara porta una prova da una Baraita:
Disse R'Chananya a Rava: Una Baraita ti viene in aiuto VIDE ARRIVARE
LA FIUMANA - LE ERIGE DI CONTRO UNA BARRIERA.
La Ghemara respinge la prova:
Gli disse Rava a R'Chananya: Se è per questa - non
è che mi aiuti, infatti qui in questa Baraita di cosa
ci stiamo occupando? Del caso in cui ci sono covoni di raccolto nel
campo e per salvare tali covoni la Baraita prescrive di erigere una barriera
per deviare la fiumana, se però non ci fossero i covoni, forse la
Baraita non prescriverebbe di erigere una barriera per salvare il terreno
dall'essere dilavato.
La Ghemara non si dà per
vinta:
Se fosse perché ci sono i covoni, occorrerebbe dirlo?
I
covoni sono uno degli oggetti che siamo normalmente tentuti a restituire
al prossimo quando rischiano di andar perduti!
La Ghemara risponde:
No, è necessario dirlo, perché vi sono lì
dei covoni che hanno ancora bisogno del terreno e benché
pronti per essere mietuti furono lasciati lì in attesa di una più
completa maturazione. Potresti dire: Siccome hanno ancora bisogno
del terreno - son simili al terreno vero e proprio e siccome non la
pensiamo come Rava, che impara dall'espressione di ogni che siamo
tenuti a restituire anche il terreno, non costruiremmo la barriera per
salvarli, ecco dunque che il Tanna ci insegna che
dobbiamo invece fare in modo di preservarli dall'essere spazzati via dalla
fiumana.
La Ghemara riporta un passo della
nostra Mishna:
TROVÒ UN ASINO O UNA MUCCA [ecc.]
La Ghemara fa notare la seguente difficoltà:
Questo è di per sé difficile, dicesti: TROVÒ
UN ASINO O UNA MUCCA CHE PASCOLANO SULLA VIA - QUESTO NON È UN OGGETTO
SMARRITO, se pascolano sulla via è il caso in cui non sarebbero
considerati
un
oggetto smarrito, ma se la mucca corre sulla via e pascola
tra le vigne - sì che sarebbe
considerata
un oggetto smarrito. Enunciamo la sefa:
UN ASINO CON I FINIMENTI CAPOVOLTI, UNA MUCCA CHE CORRE TRA LE VIGNE -
QUESTO È UN OGGETTO SMARRITO, se corre tra le vigne questo è
il
caso in cui sarebbe considerata un oggetto smarrito, ma se corre
sulla via e pascola tra le vigne - non sarebbe
considerata
un
oggetto smarrito!La reshae
la sefa sono in flagrante contraddizione!
La Ghemara propone una soluzione:
Disse Abbaye: (Giobbe 36, 33) Dirà su di lui il
suo tuono in altre parole come il tuono annuncia l'acquazzone così
la resha annuncia qualcosa della sefa e viceversa, il Tanna
insegna
nella
resha
che
se pascola sulla via non è smarrita e lo stesso è se pascola
tra le vigne, il Tanna insegna
nella
sefa
che se corre
tra le vigne è smarrita e lo stesso è se corre sulla via.
La Ghemara respinge la soluzione:
Gli disse Rava: Se la Mishna volesse fare come tu dici in base
al proverbio Dirà su di lui il suo tuono che insegni il
din
leggero e tanto più quello grave: Insegni che se corre sulla via
è smarrita e tanto più se corre tra le vigne, e insegni
che se pascola tra le vigne non è smarrita e tanto più se
pascola sulla via. Siccome la Mishna non parla affatto di una mucca
che corre sulla via e pascola tra le vigne, ma solo di una che pascola
sulla via e corre tra le vigne, non vuole che si impari dalla resha
sulla
sefa.
La Ghemara propone un'alternativa
interpretativa:
Piuttosto, disse Rava: La mucca che corre sulla via che
deduciamo dalla resha essere smarrita non contraddice la
mucca che
corre sulla via che deduciamo dalla sefa non
essere smarrita - quella
della resha che è smarrita
è
quella che corre col muso verso i campi, quella della
sefa
che non è smarrita è quella che corre
col
muso verso la città.
La mucca che pascola tra le vigne che deduciamo dalla
resha
essere smarrita anch'essa non contraddice la mucca che pascola
tra
le vigne che deduciamo dalla sefa non essere smarrita - qui
della
resha
che è smarrita si parla
della perdita causata al suo corpo cioé
della mucca stessa qui
nella
sefa che non è smarrita
si parla della perdita causata al terreno.
Più precisamente:
Quando
insegna che se pascola sulla via non è smarrita ma se pascola tra
le vigne è smarrita - si parla della perdita causata al terreno,
e quando insegna che se corre tra le vigne è smarrita ma se pascola
tra le vigne non è smarrita - si parla
della perdita causata
al suo corpo
cioé della mucca stessa,
perché quando
corre tra le vigne - si ferisce, ma se pascola tra le vigne - non si ferisce.
La Ghemara muove un'obiezione alle
ultime parole di Rava:
E anche se pascola tra le vigne, ammesso che non si ferisce
- forse deducilo che chi la trova è tenuto a farla uscire
da lì per via della perdita causata al terreno?
La Ghemara respinge questa obiezione:
La sefa della Mishna parla della [vigna] di un idolatra nei
riguardi del quale non vi è l'obbligo della restituzione dell'oggetto
smarrito e quindi non è tenuto a portar via l'animale per evitare
un danno alla vigna.
La Ghemara chiede:
Forse deducilo che chi la trova è tenuto a farla uscire
da lì per via della perdita causata al suo corpo, perché
forse i padroni della vigna la uccideranno?
La Ghemara risponde:
La Mishna parla di un luogo dove ammoniscono e successivamente
se l'ammonizione non viene ascoltata ammazzano l'animale.
La Ghemara insiste:
Forse avevano già ammonito su di essa di quella mucca,
che la Mishna dice che ora pascola nella vigna dell'idolatra.
La Ghemara risponde:
Se avevano già ammonito su di essa e non vi fecero caso -
certo che si tratta di una perdita intenzionale e non vi è alcun
obbligo per chi la trova di prendersi cura di lei.
La Ghemara continua ad esaminare
la nostra Mishna:
LA RIPORTÒ INDIETRO E FUGGÌ, LA RIPORTÒ INDIETRO
E FUGGÌ, [ecc.].
La Ghemara chiede:
Gli disse uno di Rabbanan a Rava: Diciamo che forse, quando
il versetto che parla dell'obbligo di restituire un oggetto perduto dice
restituisci
vuol
dire una volta, tu li restituirai
vuol diredue
volte? Perché la Mishna prescrive di restituire un animale fuggito
quattro o cinque volte?
La Ghemara risponde:
Gli disse: Restituisci vuol dire persino cento volte. Tu
li restituirai vuol dire che da restituisci non
imparo altro che chi trova l'oggetto smarrito adempie al precetto dal
momento in cui lo riporta a casa sua del proprietario, se lo riporta
nel
suo giardino o nel suo rudere da dove imparo che anche così
è uscito d'obbligo? La Tora insegna tu li restituirai
- vuol dire che in qualsiasi modo egli lo restituisca è uscito
d'obbligo.
La Ghemara domanda:
Come sarebbe a dire? Se il giardino o il rudere son custoditi
- è ovvio che portando l'oggetto smarrito là è
uscito d'obbligo, per questo non ci vuole un versetto. Se il giardino
o il rudere non son custoditi - perché mai portando là
l'oggetto egli esce dall'obbligo di restituirlo ai proprietari?
La Ghemara risponde:
Resta fermo che Rava parla di un giardino o di un rudere che
sono custoditi, e questo il versetto viene ad insegnarci che non
ci vuole la consapevolezza dei proprietari. Come riteneva R'Elazar
che disse: Tutte le forme di restituzione di un oggetto al proprietario,
come il furto, la rapina e la custodia necessitano la consapevolezza
dei proprietari perché la restituzione venga considerata tale,
fuorché
la restituzione di un oggetto smarrito, in cui chi restituisce esce
d'obbligo anche se restituisce l'oggetto smarrito senza che i proprietari
se ne accorgano, perché la Tora ha incluso
con l'espressione
tu
li restituirai molte forme di restituzioni
compresa quella
fatta senza che i proprietari se ne accorgano.
La Ghemara esamina altri insegnamenti
analoghi:
Gli disse quello stesso saggio a Rava: Nel caso del versetto (Deuteronomio
22, 7) Manda via - tu manderai via la madre,
diciamo
che
forse, quando il versetto, che parla dell'obbligo di mandar via la madre
quando uno vuole appropriarsi delle uova che lei sta covando o dei piccoli
che sta allevando, dice manda via,vuol direuna volta,
tu
manderai via vuol dire due volte?
La Ghemara risponde:
Gli disse Rava: Manda via vuol dire che deve scacciare
la madre persino cento volte. Tu manderai via vuol
dire che da manda via non imparo altro che uno deve mandar
via la madre quando prende le uova a scopo facoltativo come
per mangiarle, ma quando le prende allo scopo di compiere una mitzva
da dove imparo che è parimenti tenuto a mandar via la madre?
La
Tora insegna tu manderai via - vuol dire che in qualsiasi
maniera egli voglia appropriarsi del nido deve prima cacciare la madre.
La Ghemara porta ancora un
caso:
Gli disse uno di Rabbanan a Rava: Diciamo che forse, quando
il versetto che parla dell'obbligo di riprendere il nostro prossimo dice
(Levitico 19, 17)
riprendi vuol dire una volta,
tu
lo riprenderai
vuol dire due volte?
La Ghemara risponde:
Gli disse Rava: Riprendi vuol dire che deve riprendere
il suo compagno persino cento volte. Tu lo riprenderai vuol
dire che da riprendi non imparo altro che il Rav deve riprendere
l'allievo,
ma che l'allievo deve riprendere il Rav da dove lo imparo?
La
Tora insegna riprendi - tu lo riprenderai - che vuol dire
in
qualsiasi maniera, sia il Rav l'allievo che l'allievo il Rav.
La Ghemara riporta una serie
di versetti in cui delle ripetizioni del tipo incontrato sopra danno luogo
ad interpretazioni analoghe:
(Esodo 23, 5) Aiuta, tu aiuterai con lui, non ho altro insegnamento
che uno è tenuto ad aiutare qualcuno il cui animale da soma è
stramazzato sotto il carico se non quando il suo proprietario dell'animale
in questione è lì con lui, che vi sia un simile obbligo
anche quando il suo proprietario non è lì con lui, da
dove lo imparo? La Tora insegna Aiuta, tu aiuterai dove il raddoppiamento
insegna che l'obbligo sussiste in qualsiasi modo, anche quando il
proprietario non è lì con lui.
(Deuteronomio 22, 4) Carica, tu caricherai con lui assieme
al proprietario dell'animale il carico cadutogli dalla groppa, non
ho altro insegnamento che uno è tenuto ad aiutare a coricare
se
non quando il suo proprietario dell'animale in questione è
lì con lui, che vi sia un simile obbligo anche quando il
suo proprietario non è lì con lui, da dove lo imparo? La
Tora insegna Carica, tu caricherai dove il raddoppiamento insegna
che l'obbligo sussiste in qualsiasi modo, anche quando il proprietario
non è lì con lui.
La Ghemara chiede a proposito
di questi ultimi due insegnamenti:
E perché la Tora deve scrivere l'obbligo di
scaricare l'animale che è stramazzato sotto il peso del carico
e
perché deve scrivere l'obbligo di caricare il carico
che è scivolato dalla groppa dell'animale? Alla Tora bastava scrivere
uno degli obblighi e l'altro si sarebbe dedotto da quello.
La Ghemara risponde:
È necessario scrivere entrambi gli obblighi, perchè
se il Misericordioso avesse scritto solo l'obbligo di scaricare
- avrei detto: È perché c'è della sofferenza per un
essere vivente e c'è anche una perdita della tasca se
la bestia muore o resta ferita. Il caricare invece, in cui non c'è
sofferenza per un essere vivente se lui non aiuta a caricare né
vi è perdita per la tasca da un eventuale danno all'animale
se quello carica da solo, avrei detto no, non è obbligato
ad aiutare a caricare l'animale. E se la Tora ci avesse insegnato
solo
l'obbligo di caricare - averei detto: È perché
aiutare a caricare è, almeno secondo il parere di alcuni
Tannaim, a pagamento, ma quanto allo scaricare gratuitamente - direi
che no, non è obbligato ad aiutare a meno che il padrone dell'animale
gli prometta un pagamento. Perciò è necessario che
la Tora scriva espressamente entrambi gli insegnamenti, che c'è
l'obbligo di aiutare a caricare, benché non vi sia nè sofferenza
dell'animale né danno per il padrone a non farlo, e c'è altresì
l'obbligo di aiutare a scaricare gratuitamente.
La Ghemara chiede:
Ma secondo la shita di R'Shimon che disse che anche
caricare è gratuito, cosa si può dire a chi chiede perché
la Tora scrisse tutti e due gli obblighi? Se il caricare è gratuito
sembra ragionevole che anche lo scaricare lo sia e si possa impararlo dall'obbligo
di caricare.
La Ghemara risponde:
Secondo R'Shimon i versetti non definiscono esattamente i due
obblighi, uno a caricare e l'altro a scaricare, ma servono entrambi al
fine di insegnare anche l'obbligo ad aiutare a caricare.
La Ghemara chiede:
A cosa mi serve che la Tora scriva quei due versetti
per caricare e scaricare, e a cosa mi serve che la Tora scriva
il
versetto che obbliga a restituire l'oggetto smarrito. Dai tre versetti
si impara l'obbligo di prevenire una perdita al prossimo, quindi ne bastava
uno e noi avremmo imparato da soli le varie implicazioni.
La Ghemara risponde:
Sia l'insegnamento sulla restituzione dell'oggetto smarrito che quelli
su carico e scarico sono necessari. Perché se il Misericordioso
avesse scritto solo quei due versetti su carico e scarico - avrei detto
che è perché vi è il dolore del padrone che
teme una perdita e vi è il dolore dello stesso animale che
soffre se non viene liberato dal peso o non viene caricato in maniera delicata,
ma
quanto allo smarrimento, in cui vi è il dolore del padrone ma non
vi è il dolore dello stesso animale per il quale è indifferente
esser restituito al padrone o restare presso chi lo ha trovato - avrei
detto che no, che non vi è l'obbligo della restituzione di un
oggetto smarrito.
La Ghemara conclude:
E se la Tora ci avesse insegnato solo lo smarrimento
- avrei detto che è perché il padrone non è
lì con lei a suggerire il da farsi [daf
31b] ma quei due carico e scarico, in cui il padrone è
lì con lei e sa cosa ha da farsi - avrei detto che no, che
non vi è un obbligo ad aiutare. Perciò c'è bisogno
di
entrambi gli insegnamenti.
La Ghemara riporta ora delle
Baraitot in cui vengono interpretati versetti che portano delle ripetizioni:
(Numeri 35, 21) Colui che percuote a morte, DI MORTE VENGA MESSO
A MORTE IL PERCUOTITORE. Dalle parole venga messo a morte
il percuotitore NON HO da imparare CHE egli viene ucciso
CON
IL TIPO DI MORTE SCRITTA PER LUI, DA DOVE impariamo CHE SE TU NON
PUOI METTERLO A MORTE DELLA MORTE SCRITTA PER LUI PUOI METTERLO A MORTE
CON QUALSIASI MORTE CHE TU PUOI METTERLO A MORTE? LA TORA INSEGNA
DI
MORTE VENGA MESSO A MORTE, da questa ripetizione impariamo
IN
OGNI MANIERA.
(Deuteronomio 13, 16) PERCUOTI TU PERCUOTERAI
gli
abitanti di quella città con la spada. Dalle parole
tu percuoterai
gli abitanti di quella città con la spadaNON HO da imparare
CHE
il
precetto di colpirli CON IL TIPO DI PERSCOSSA SCRITTA PER LORO, DA DOVE
impariamo
CHE SE TU NON PUOI METTERLI A MORTE TRAMITE IL TIPO DI PERCOSSA SCRITTA
PER LORO PUOI PERCUOTERLI CON QUALSIASI TIPO DI PERCOSSA CHE TU PUOI? LA
TORA INSEGNA
PERCUOTI TU PERCUOTERAI,
da questa ripetizione
impariamo IN OGNI MANIERA.
(Numeri 24, 13) RESTITUISCI TU RESTITUIRAI
a
lui il pegno. Dalle parole tu restituirai NON HO da
imparare che il malve deve restituire il pegno al love
nel momento del bisogno CHE QUANDO GLI PRESE IL PEGNO CON IL CONSENSO
DEL BET DIN, che deve altresì restituirglielo anche QUANDO
GLI PRESE IL PEGNO SENZA IL CONSENSO DEL BET DIN, DA DOVE
lo impariamo?
LA
TORA INSEGNA RESTITUISCI TU RESTITUIRAI,
da questa ripetizione
impariamo IN OGNI MANIERA.
(Esodo 22, 25) Se TRATTENERE TU TRATTERRAIl'abito
del tuo compagno, prima del calar del sole dovrai restituirglielo.
Dalle parole tu tratterrai NON HO da imparare che il
malve
deve restituire il pegno al love nel momento del bisogno
CHE
QUANDO GLI PRESE IL PEGNO CON IL CONSENSO del Bet Din, che deve
altresì restituirglielo anche QUANDO GLI PRESE IL PEGNO SENZA
IL CONSENSO del Bet Din, DA DOVE lo impariamo?
LA TORA INSEGNA
TRATTENERE
TU TRATTERRAIda questa ripetizione impariamo
IN OGNI MANIERA.
La Ghemara fa notare che si
sono susseguiti due insegnamenti per lo stesso din:
Ma quei due versetti a che mi servono?
La Ghemara risponde:
Uno è per un abito con cui ci si copre di giorno per
insegnare che deve restituirglielo al mattino, e uno è per un
abito con cui ci si copre di notte per insegnare che deve restituirglielo
alla sera.
La Ghemara continua a riportare
la Baraita su altri versetti:
(Deuteronomio 15, 8) Perché APRI TU APRIRAI la tua
mano a lui. Dalle parole tu aprirai NON HO da imparare
che egli deve dare l'elemosina CHE AI POVERI DELLA TUA CITTÀ,
che
deve altresì dare l'elemosina AI POVERI DI UN'ALTRA CITTÀ,
DA DOVE lo impariamo?
LA TORA INSEGNA APRI TU APRIRAI
da questa ripetizione impariamo
IN OGNI MANIERA.
(Deuteronomio 15, 10) DÀ TU
DARAI. Dalle parole tu darai NON HO da imparare che
lui è tenuto a dare CHE UN DONO COSPICUO, che deve altresì
dare anche non è che UN DONO MODESTO, DA DOVE lo impariamo?
LA
TORA INSEGNA DÀ TU DARAI da questa ripetizione impariamo
IN
OGNI MANIERA.
(Deuteronomio 15, 14) CONCEDI TU CONCEDERAI
a lui. Dalle parole tu concederai a lui NON HO da
imparare CHE QUANDO LA CASA FU BENEDETTA TRAMITE SUO GLI CONCEDIAMO
UNA BUONUSCITA, che dobbiamo altresì concedergli una buonuscita
anche quando LA CASA NON FU BENEDETTA TRAMITE SUO, DA DOVE lo
impariamo?
LA TORA INSEGNA CONCEDI TU CONCEDERAI
da questa ripetizione impariamo
IN OGNI MANIERA.
La Ghemara chiede a proposito
di quest'ultima interpretazione:
E secondo la shita
di R'Elazar ben 'Azarya che disse: SE LA CASA FU BENEDETTA TRAMITE SUO
- GLI CONCEDIAMO LA BUONUSCITA, SE NON FU BENEDETTA TRAMITE SUO - NON CONCEDIAMO,
la parola tu concederai a cosa mi serve?
La Ghemara risponde:
La Tora si è espressa come usa esprimersi la gente.
(Deuteronomio 15, 8) PRESTAGLI TU GLI
PRESTERAI in proporzione della sua necessità. NON HO
da imparare che devo dargli a prestito CHE QUANDO NON HA E NON VUOLE
MANTENERSI - DISSE IL MISERICORDIOSO: DAGLI IN FORMA DI PRESTITO. Che
gli devo dare in prestito anche quando EGLI HA E NON VUOLE MANTENERSI,
DA DOVE lo impariamo?
LA TORA INSEGNA TU GLI PRESTERAI da
questa ripetizione impariamo
IN OGNI MANIERA.
La Ghemara chiede a proposito
di quest'ultima interpretazione:
E secondo la shita di R'Shimon che disse: Se EGLI
HA E NON VUOLE MANTENERSI - NON ABBIAMO ALCUN OBBLIGO VERSO DI LUI, la
parola tu gli presterai a cosa mi serve?
La Ghemara risponde:
La Tora si è espressa come usa esprimersi la gente.
La Ghemara ritorna a prendere
in esame un passo della nostra Mishna:
FU DISTOLTO DA UN LAVORO DEL VALORE DI UN SELA' NON GLI DICA:
DAMMI UN SELA', MA GLI DÀ LA SUA RICOMPENSA COME UN OPERAIO
(DISOCCUPATO).
La Ghemara riporta una Baraita
che getta luce sul significato della Mishna:
(Insegnarono nella Mishna): [Insegnarono in una Baraita]: GLI DÀ
LA SUA RICOMPENSA COME UN OPERAIO DISOCCUPATO.
La Ghemara domanda:
Cosa vuol dire "come un operaio disoccupato"?
La Ghemara risponde:
Disse Abbaye: Come un operaio disoccupato di quello stesso lavoro
da cui lui fu distolto per occuparsi della restituzione dell'oggetto
smarrito. In altre parole, la restituzione di un oggetto smarrito è
un lavoro lieve e viene ricompensato come lo ricompensa la cassa integrazione
e non come viene ricompensato quando il lavoro viene effettivamente compiuto.
La Ghemara prende in esame
un altro passo della nostra Mishna:
SE VI È LÌ UN BET DIN - PRESENTA LE SUE CONDIZIONI
AL BET DIN.
La Ghemara porta un episodio
connesso con il din in questione:
Issur e R'Safra fecero un affare assieme cioé presero
assieme della merce per venderla durante un certo periodo da loro concordato.
Alla fine di tale periodo R'Safra andò e si prese la parte sua
della merce senza che Issar lo sapesse dinnanzi a due testimoni
in modo da non venir sospettato sulla correttezza della suddivisione.
Quando Issar se ne accorse sostenne di non aver ricevuto la parte a lui
dovuta. R'Safra si presentò dinnanzi a Rabba bar R'Huna per
un giudizio. Questi gli disse: Va e porta tre testimoni dinnanzi
ai quali hai diviso, oppure |