La Ghemara specifica:
Quello che disse R'Yochanan "indossi abiti di lino" vale per
lino romano molto caro e molto delicato.
Quello che disse "e usi recipienti di vetro" vale per vetro
bianco molto caro e molto delicato.
Quello che disse "e assoldi operai e non stia con loro" traducilo
[daf
30a] con il reclutameto di conducenti di buoi, perchè
grande è il danno quando essi vengono usati da persone non reponsabili.
La Ghemara ritorna a prendere in esame
la nostra Mishna di cui riporta un altro passo:
Se uno ha trovato un abito LO DISTENDE PER CONSERVARLO MA NON PER
IL PROPRIO ONORE ecc.
La Ghemara affronta un problema:
Sollevarono gli studiosi dell'Accademia il seguente problema:
Se
uno che aveva trovato un abito lo distese per necessità
propria e per necessità dell'abito assieme, quale è
il din? Gli
è permesso farlo o no?
La Ghemara riporta ora la nostra
attenzione sulle implicazioni del linguaggio della Mishna:
Vieni a sentire quello che si può dedurre dal linguaggio
della Mishna: LO DISTENDE PER CONSERVARLO - per conservarlo sì,
ma per una necessità sua del rinvenitore e per conservarlo
- no.
La Ghemara deduce ora dalla sefa
del passo citato:
Enunciamo allora la sefa: MA NON PER IL PROPRIO ONORE
- è per il proprio onore che non può distendere l'abito,
ma
per conservarlo e per una propria necessità - fa bene!
La Ghemara conclude:
Da qui deducendo dal linguaggio della Mishna tuttavia non
si può imparare quale sia il din per uno che rinvenne
un abito e lo disteso per necessità propria e per necessità
dell'abito.
La Ghemara tenta ora di risolvere
il problema ricorrendo ad una Baraita:
Vieni a sentire quello che si può imparare da questa
Baraita: Se uno trovò un abito NON LO DISTENDA NÈ SOPRA
UN LETTO NÈ SOPRA UN PIOLO PER PROPRIA NECESSITÀ MA PUÒ
DISTENDERLO SOPRA UN LETTO O SOPRA UN PIOLO PER CONSERVARLO. SE GLI CAPITARONO
DEGLI OSPITI NON LO DISTENDA NÈ SOPRA UN LETTO NÈ SOPRA UN
PIOLO SIA PER PROPRIA NECESSITÀ CHE PER CONSERVARLO. La Baraita
sembra esplicitamente proibire l'uso misto di quel manto per arieggiarlo
e per adornarne la casa.
La Ghemara respinge la prova:
Diverso è là quando ci sono gli ospiti, perché
è come se gli desse fuoco a quel mantello, o per il malocchio
che gli tira addosso o per via dei ladri che verranno a rubarlo.
La Ghemara fa un altro tentativo:
Vieni a sentire quello che si può imparare da questa
Baraita che parla delle leggi della 'egla
'arufa: Se uno LA MISE DENTRO AI FINIMENTI perché
potesse succhiare il latte dalla madre E QUELLA TREBBIA il frumento
separando i grani dagli involucri delle spighe, - È KSHERA,
AFFINCHÈ SUCCHI E TREBBI - È PSULA.
Ordunque qui, in cui la vitella agisce per una necessità
di lui del padrone e per una necessità di lei stessa
che deve succhiare, la Baraita insegna che è psula! La
Baraita esplicitamente afferma che se la vitella fu affiancata alla madre
allo scopo di trebbiare mentre succhia, è come se fosse stata mandata
solo a trebbiare. Quindi anche nel nostro caso sarebbe proibito stendere
il mantello per arieggiarlo e per adornare la casa.
La Ghemara respinge la prova:
Diverso è là nel caso della 'egla 'arufaperché
disse il versetto (Deuteronomio 21, 3) Che non si è lavorato
con essa - in nessuna maniera quindi anche un lavoro inintenzionale
è considerato lavoro e rende la vitella inadatta ad essere 'egla
'arufa. Ma nel nostro caso non vi è un analogo versetto.
La Ghemara obietta:
Peché la resha della Baraita dice che la vitella è
kshera?
Se
è così che anche un lavoro inintenzionale è considerato
lavoro e rende la vitella inadatta ad essere 'egla 'arufa.persino
la resha deve dire ugualmente che la vitella è
psula!
La Ghemara spiega:
Questo che è detto nella resha della Baraita non
è simile se non a quello che insegna la Mishna (Para 2, 4) SI
POSÒ SU DI LEI UN UCCELLO - È KSHERA, LE ANDÒ
SÙ IL MASCHIO - È PSULA. Nel caso della vacca
rossa si vede che il tipo di lavoro che la rende inadatta è quello
che realizza una necessità del padrone e lo stesso è nel
caso della 'egla 'arufa.
La Ghemara espone il motivo della
distinzione:
Quale è il motivo per cui la vacca rossa diviene psula
quando viene montata e non quando le si posa sopra un uccello? È
quello di R'Pappa, perché infatti disse R'Pappa: Se fosse scritto
nel
versetto sopra citato "u.va.d." e si leggesse "ubbad" che vuol dire:
che
lavoro non sia stato fatto, - avrei detto, persino
se la vacca
agì da sola di propria iniziativa si rende
psula,
e
se fosse scritto "a.va.d." e si leggesse "avad" che vuol dire:
gli
fece lavoro, - avrei detto che la vacca non è
psulafino
a che egli stesso non vi abbia lavorato ma se fa un lavoro da sola
resta kshera. Ora che è scritto "a.va.d." e si legge "ubbad"
- perché la vacca si renda psula ci vuole un "ubbad"
simile ad un "avad", come un "avad" per renderla
psula deve
essere eseguito per convenienza di lui, così un "ubbad"
per
renderla psula deve essere eseguito per convenienza di lui. E
così, come la vacca rossa su cui si posò un uccello resta
kshera,
così la vitella da decollare che mentre succhia il latte dalla madre,
calpesta le spighe, resta kshera perché non fu mandata là
per trebbiare.
La Ghemara riprende a trattare
la nostra Mishna:
Uno che trovò OGGETTI DI ARGENTO E OGGETTI DI RAME - LI USA
ecc. per conservarli, ma non fino a consumarli.
La Ghemara porta una Baraita che
amplia il discorso:
CHI TROVA OGGETTI DI LEGNO - LI USA AFFINCHÉ NON MARCISCANO,
OGGETTI DI RAME LI USA A CALDO MA NON SUL FUOCO, PERCHÉ LI ROVINA.
OGGETTI DI ARGENTO LI USA A FREDDO MA NON A CALDO, PERCHÉ LI ANNERISCE.
PALETTE E ACCETTE LE USA SUL TENERO MA NON SUL DURO, PERCHÉ LE CONSUMA.
OGGETTI D'ORO E OGGETTI DI VETRO NON LI TOCCHI FINCHÉ VERRÀ
ELIAHU. QUELLO CHE INSEGNARONO PER UN OGGETTO SMARRITO, LO INSEGNARONO
PER UN OGGETTO DEPOSITATO.
La Ghemara si informa sull'ultimo
din
della Baraita:
Quanto all'oggetto depositato, cosa ha a che fare con lui? Se
deve essere usato perché non si rovini, venga il proprietario e
lo faccia!
La Ghemara spiega:
Disse R'Ada bar Chama in nome di R'Sheshet: La Baraita si
riferisce ad un oggetto depositato i cui proprietari andarono oltremare.
La Ghemara riprende a trattare
la nostra Mishna:
TROVÒ UN SACCO O UNA CASSA O OGNI ALTRO OGGETTO CHE NON È
SOLITO TIRAR SU - NON LO TIRI SU:
La Ghemara chiede quale sia
la fonte per questo din:
Da dove ci viene questo insegnamento? Perché Rabbanan insegnarono
in una Baraita: (Deuteronomio 22, 1) Non vedrai il bove del tuo
compagno o la sua pecora dispersi E TE NE DISINTERESSERAI -
siccome
nel seguito il versetto ordina di restituire quegli animali smarriti l'espressione
e
te ne disinteresserai risulta superflua e da essa si impara che
A
VOLTE TE NE DISINTERESSI E A VOLTE NON TE NE DISINTERESSI. COME SAREBBE?
ERA KOHEN E QUELLO l'oggetto smarrito
SI TROVAVA NEL CIMITERO, O
SE ERA UN ANZIANO E NON È UN ONORE PER LUI, O SE IL SUO LAVORO ERA
DI VALORE MAGGIORE DI QUELLO dell'oggetto smarrito DEL SUO
COMPAGNO - PER QUESTO FU DETTO E TE NE DISINTERESSERAI.
La Ghemara chiede:
A quale dei tre casi serve il versetto per insegnare
che è esonerato dall'obbligo di restituire l'oggetto smarrito?
La Ghemara esamina una prima possibilità:
Se dirai che il versetto serve al Kohen quando esso l'oggetto
smarrito si trova nel cimitero - non è possibile sostenerlo
perché è ovvio: Questo l'obbligo di restituire l'oggetto
smarrito è un 'ase,
e quello il divieto del Kohen di rendersi impuro è un lo
ta'ase ve'ase, e un 'ase non viene e respinge un lo ta'ase
ve'ase. E inoltre: Non respingiamo una proibizione dinnanzi ad un precetto
pecuniario. Quindi ci sono abbastanza ragioni per imparare che in un
simile caso il Kohen è esonerato dall'obbligo di restituire l'oggetto
smarrito.
La Ghemara esamina un'altra possibilità:
Piuttosto potresti dire che il versetto serve a quello il
cui lavoro ha un costo che è maggiore del costo dell'oggetto
smarrito dal suo compagno - anche questo non lo puoi dire e lo
deduci da quello che disse R'Yehuda in nome di Rav, perché disse
R'Yehuda in nome di Rav: (Deuteronomio 15, 4) Niente perché
[daf
30b] non vi sarà in mezzo a te un povero da
cui si impara che il tuo denaro
vien prima di quello di ogni
altro
uomo
e
nessuno è tenuto ad un precetto pecuniario in favore di un altro
che porti lui alla miseria.
La Ghemara esamina un'altra possibilità:
Piuttosto potresti dire che il versetto serve ad un anziano
e non è un onore per lui portare in giro un bove o altro animale
per restituirlo. Questo non lo impariamo che da quel versetto.
La Ghemara enuncia il limite
di questo esonero: e
Disse Rabba: Basta che quell'anziano le diede un colpetto
a quella pecora che se ne andava per conto suo, per farla ritornare
dal padrone - si è obbligato con essa e deve restituirla
al padrone.
La Ghemara riporta un episodio
in merito:
Abbaye sedeva nella casa di studio dinnanzi a Rabba, vide
certe capre che si erano fermate mentre il pastore andava avanti e
sembravano smarrite, prese un grumo di terra e glielo lanciò
in
modo da sollecitarle a correre dietro al pastore. Gli disse Rabba:
Ti
sei obbligato con esse, alzati e restituiscile la loro padrone.
La Ghemara affronta un problema:
Si presentò a loro il seguente problema: Se un anziano
usa
restituire cose e animali smarriti in campagna ma non usa restituirli
in città dove non è decoroso che egli giri con una zappa
o una capra, quale è il din? È esonerato o
no? Forse diciamo: Ci vuole una possibilità di adempiere
la mitzva della restituzione completa sia in campagna che
in città e siccome questo anziano non usa restituire in
città - non è obbligato
per niente nemmeno quando trova
qualcosa in campagna. O forse diciamo: In campagna, ad ogni modo,
ha contratto l'obbligo di restituire l'oggetto smarrito, e dal momento
che ha contratto l'obbligo in campagna - è obbligato anche in città?
La Ghemara conclude:
Resti la domanda al suo posto senza soluzione.
La Ghemara riporta un principio
generale che definisce quando l'occuparsi della restituzione di un oggetto
non è appropriata al decoro di una persona:
Disse Rava: Ogni oggetto che quando è suo lo riporta a
casa e non si vergogna se gli altri lo vedono, quando è del suo
compagno anche lo deve riportare e restituire al suo compagno e non
può dire che non è decoroso per lui, e similmente
ogni
oggetto che quando è suo lo scarica dall'animale da soma se
questo è stramazzato sotto il peso o lo carica sull'animale
se è caduto - quando è del suo compagno anche lo deve
scaricare o caricare assieme a lui, se questo è accaduto al
compagno e non può dire che non è decoroso per lui.
La Ghemara porta un episodio
connesso a questo principio:
R'Yishmael berabi Yose se ne andava per via, vi si imbatté
un certo uomo che portava un fascio di legna. Questi la posò
a terra per riposare. Gli disse quell'uomo a R'Yishmael: Caricamela
addosso.
Gli
disse R'Yishmael: Quanto vale codesta legna?
Gli disse: Mezzo
zuz.
R'Yishmael
gli
diede mezzo zuz e la abbandonò
quella legna che aveva
acquistato per liberarsi dall'obbligo di aiutare quel tizio a caricarsela
addosso.Quello di nuovo se ne appropriò,
chiese di nuovo
di essere aiutato a caricarsela addosso, di nuovo
R'Yishmael
gli
diede mezzo zuz e la abbandonò. Senonché R'Yishmael
vide
che quello tornava ad appropriarsene per ripetere la sua richiesta
e ricevere ancora mezzo
zuz, perciò gli disse: Questa
legna l'ho abbandonata a tutto il mondo ma a te non l'ho abbandonata!
La Ghemara chiede:
Forse che si può abbandonare in questa maniera ad alcuni
sì e ad altri no? Eppure una Mishna (Pea 6, 1) insegna:
BET SHAMMAI DICONO: UN ABBANDONO PER I POVERI ma non per i ricchi È
UN valido ABBANDONO, MA BET HILLEL DICONO: NON È UN valido
ABBANDONO,
FINCHÉ NON È UN ABBANDONO SIA PER I POVERI CHE PER I RICCHI
COME L'ANNO SABBATICO. Ora, siccome l'halacha è secondo Bet
Hillel, come poteva R'Yishmael berabi Yose abbandonare la legna a tutto
il mondo meno che a quell'uomo che tentava di sfruttarlo?
La Ghemara risponde:
Piuttosto R'Yishmael berabi Yose l'abbandonò quella legna
a
tutto il mondo compreso quel tale e fu soltanto con delle
parole generiche che lo trattenne dal tornare ad appropriarsene.
La Ghemara obietta:
Ma R'Yishmael berabi Yose era un anziano e non era un onore per
lui tirar su delle legna e ciò lo dispensava dall'obbligo di
caricare le legna su quell'uomo! Che bisogno aveva di sborsare un zuz
e ricorrere ad una espressione non vera?
La Ghemara risponde:
R'Yishmael berabi Yose agì all'interno del confine della
legge pur non essendo secondo giustizia tenuto a caricare la legna
sulle spalle di quell'uomo. Infatti insegnava R'Yosef in una Baraita:
(Esodo
18, 20) E farai loro conoscere la via che andranno per essa e l'azione
che essi compiranno. E FARAI LORO CONOSCERE - QUESTO SI RIFERISCE
AI MEZZI PER VIVERE, LA VIA - QUESTO SI RIFERISCE ALLE BUONE AZIONI,
(CHE) ANDRANNO - QUESTO SI RIFERISCE A VISITARE GLI AMMALATI, PER
ESSA - QUESTO SI RIFERISCE ALLA SEPOLTURA, E L'AZIONE
-
QUESTO
SI RIFERISCE ALLA LEGGE, CHE ESSI COMPIRANNO - QUESTO SI RIFERISCE
ALL'INTERNO DEL CONFINE DELLA LEGGE.
La Ghemara prende in considerazione
una delle interpretazioni della Baraita e obietta:
Disse il Tanna della Baraita: (CHE) ANDRANNO - QUESTO
SI RIFERISCE A VISITARE GLI AMMALATI, ma è lo stesso che le buone
azioni! Perché visitare gli ammalati necessita una interpretazione
separata?
La Ghemara risponde:
Non serve se non per il coetaneo quello sotto la stessa costellazione,
perché
disse un maestro: Se uno visita il suo coetaneo prende su di sé
un sessantesimo della sua malattia, e con tutto ciò è tenuto
ad andare da lui.
La Ghemara continua ad esaminare
la Baraita:
PER ESSA - QUESTO SI RIFERISCE ALLA SEPOLTURA, ma è
lo stesso che le buone azioni! Perché sepoltura necessita una
interpretazione separata?
La Ghemara risponde:
Non serve se non per insegnare l'obbligo persino dell'anziano
che non è un onore per lui occuparsi personalmente della sepoltura.
La Ghemara prende in esame la
fine della Baraita:
CHE ESSI COMPIRANNO - QUESTO SI RIFERISCE ALL'INTERNO DEL
CONFINE DELLA LEGGE.
La Ghemara fa notare:
Disse infatti R'Yochanan: Non fu distrutta Gerusalemme se non perché
vi giudicarono secondo la Legge.
La Ghemara si stupisce:
Perché, avrebbero dovuto giudicare con leggi di costrizione?
Se
non si giudica secondo la Tora, cosa resta se non la paura delle pene?
La Ghemara spiega:
Di' piuttosto: Non fu distrutta Gerusalemme se non perché
basarono i loro giudizi sulla stretta osservanza della Legge, e
non agirono all'interno del confine della Legge.
Mishna: QUALE OGGETTO
SI CONSIDERA SMARRITO? TROVÒ UN ASINO O UNA MUCCA CHE PASCOLANO
SULLA VIA - QUESTO NON È UN OGGETTO SMARRITO, UN ASINO CON I FINIMENTI
CAPOVOLTI, UNA MUCCA CHE CORRE TRA LE VIGNE - QUESTO È UN OGGETTO
SMARRITO. LA RIPORTÒ INDIETRO E FUGGÌ, LA RIPORTÒ
INDIETRO E FUGGÌ, PERSINO QUATTRO O CINQUE VOLTE - È TENUTO
A RIPORTARLA INDIETRO, PERCHÉ È DETTO: (Deuteronomio
22, 1) DECISAMENTE RESTITUISCILI. FU DISTOLTO DA UN LAVORO DEL
VALORE DI UN SELA' NON GLI DICA: DAMMI UN SELA', MA GLI DÀ
LA SUA RICOMPENSA COME UN OPERAIO. SE VI È LÌ UN BET DIN
- PRESENTA LE SUE CONDIZIONI AL BET DIN, SE NON VI È LÌ UN
BET DIN DINNANZI A CHI PRESENTERÀ LE SUE CONDIZIONI? IL SUO INTERESSE
VIENE PRIMA.
Ghemara. La Ghemara
chiede:
E tutti quelli oggetti smarriti che dicemmo prima nella
Mishna non sono oggetti smarriti?
La Ghemara spiega:
Disse R'Yehuda: Così il Tanna intendeva dire: Quale
è il principio generale in base al quale si possono determinare
le caratteristiche dell'oggetto smarrito nei riguardi del quale egli
è obbligato a procedere alla restituzione? Trovò un
asino con i finimenti capovolti, una mucca che corre tre le vigne - questi
sono certo degli esempi di oggetti smarriti nei riguardi dei quali
è obbligato alla restituzione. Come questi anche gli altri oggetti
di cui è chiaro lo "smarrimento" sono considerati "smarriti" agli
effetti delle regole della restituzione.
La Ghemara torna ad analizzare
la resha della Mishna, dove si dice che se appare chiaro che l'animale
è lì per desiderio del padrone non si tratta di un oggetto
"smarrito":
Per sempre? Anche se l'animale si trova lì per molto
tempo continueremo a pensare che è lì per volontà
del padrone?
La Ghemara spiega:
Disse R'Yehuda in nome di Rav: Fino a tre giorni.
La Ghemara chiede:
Come sarebbe a dire? Se è di notte - anche una sola ora se
uno la vede in giro deve pensare che è smarrita, se è
di giorno - anche più di tre giorni no, non deve pensare
che sia smarrita.
La Ghemara risponde:
Non è necessario il criterio di R'Yehuda di tre giorni
se
non nel caso in cui il rinvenitore la vide di primo mattino o al
sopraggiungere della notte quando, di solito, gli animali sono nei
recinti. Se la vediamo lì per tre giorni diciamo: Le è
capitato ed è uscita. Se la vediamo lì di più
di tre giorni - certamente è un oggetto smarrito
e siamo
tenuti alla restituzione.
La Ghemara riporta una Baraita
che sembra confermare il criterio dei tre giorni:
Anche una Baraita insegna così: TROVÒ UN MANTELLO
E UNA SCURE |