La Ghemara mette ora alla prova la
shita
di R'Sheshet secondo cui chi dice: "Eccoti" riguardo alla parte ammessa
di un'imputazione è esonerato dal giuramento:
E secondo l'opinione di quello R'Sheshet che disse:
Se
un imputato disse: "Eccoti parte di quanto tu reclami" è
paturdal
giuramento,
perché ci vuole un versetto biblico per escludere
un campo dal giuramento come fa la Ghemara in Shevuot 42a-b? Ogni
terreno è un caso di "Eccoti"! Infatti se uno ammette
di dover parte di un terreno, tale parte è immediatamente in possesso
del reclamante e pertanto non è richiesto nessun giuramento.
La Ghemara risponde:
Ti direbbe R'Sheshet: Ci vuole un versetto nel caso in cui
vi scavò pozzi e canali e grotte e quel terreno, che egli ammette
di dovere, vale meno del suo valore originale e quindi non si tratta di
un vero "Eccoti" ma di una normale ammissione parziale che richiederebbe
il giuramento. Oppure: Ci vuole un versetto nel caso in cui reclamarono
utensili e campi, e l'imputato ammise quanto agli utensili e negò
quanto ai campi. Trattandosi di una normale ammissione parziale ci
vorrebbe il giuramento se non ci fosse il versetto che insegna altrimenti.
La Ghemara porta una Baraita che potrebbe
dimostrare il din di "Eccoti":
Vieni a sentire una prova dalla Baraita che insegnava Rami
Bar Chama: QUATTRO CUSTODI DEBBONO PRONUNCIARE UNA PARZIALE NEGAZIONE E
UNA PARZIALE AMMISSIONE perché venga loro imposto il giuramento:
IL
CUSTODE GRATUITO, COLUI CHE PRESE A PRESTITO, IL CUSTODE A PAGAMENTO E
CHI PRENDE IN AFFITTO.
La Ghemara enuncia la propria prova:
Come si presenta il caso della Baraita? Non si tratta
forse del caso in cui il custode disse al proprietario: "Eccoti
ciò che ti appartiene", il che dimostrerebbe che "Eccoti" comporta
il giuramento di parziale ammissione?
La Ghemara respinge la prova:
No, si tratta del caso in cui il proprietario gli
disse al custode: Tre mucche ti ho consegnato e son morte tutte
per negligenza, e quello gli rispose: Per una - il fatto non sussiste
perché
non me l'hai mai data, e un'altra è morta per un ones,
e una terza è in effetti morta per negligenza mia,
e
te la debbo pagare, il che non è un caso di "Eccoti" perché
né la mucca né il danaro sono già in possesso del
padrone.
La Ghemara ritorna ad esaminare la prima
legge di R'Chiya che anche una testimonianza su parte di un'imputazione
dà luogo a giuramento, e porta una prova contro:
Vieni a sentire una prova dalla Baraita che insegnava il
padre di R'Aftoriki a proposito del primo din enuciato nella
Ghemara a nome di R'Chiya: UN MIO MANE
SI TROVA IN MANO TUA E QUELLO DICE: NON VI È NIENTE DI TUO IN MIA
MANO. MA TESTIMONI TESTIMONIANO CHE QUELLO HA CINQUANTA ZUZda
restituire al suo accusatore, PUÒ ESSERE CHE DEBBA GIURARE SUL
RESTO della somma che egli nega di dover restituire? LA TORA INSEGNA
(Esodo 22, 8): RIGUARDO AD OGNI PERDITA SULLA QUALE DIRÀ:
QUESTO È QUANTO io ti devo e niente più - PER
L'AMMISSIONE DELLA SUA BOCCA TU LO OBBLIGHI al giuramento MA TU
NON LO OBBLIGHI PER LA TESTIMONIANZA DI TESTIMONI. A quanto pare la
Baraita esplicitamente smentisce il din di R'Chiya!
La Ghemara ribatte:
Tu porti una Baraita come prova contro R'Chiya? R'Chiya
è un Tanna egli stesso, e può dissentire da una
Baraita!
La Ghemara obietta:
Ma la Baraita riferì un versetto biblico, come
può R'Chiya opporsi!
La Ghemara spiega:
Secondo R'Chiya quel versetto è per insegnare
il din di colui che ammette parte dell'imputazione a suo
carico.
La Ghemara chede:
E il padre di R'Aftoriki su cosa fa appoggiare il din
espresso nella Baraita da lui citata che se sono i testimoni a testimoniare
su parte dell'imputazione a suo carico egli è esonerato dal giuramento?
La Ghemara spiega:
Il padre di R'Aftoriki ti spiegherebbe: Nel versetto citato
dalla Baraita è scritto: Quanto ed è scritto: Questo
-
uno è per insegnare il giuramento di colui che ammette parte
dell'imputazione, e uno per insegnare che quando l'ammissione
è
dei
testimoni gli è patur dal giuramento.
La Ghemara chiede ancora e risponde:
E quello R'Chiya cosa impara da quella seconda espressione?
Una
è per insegnare il giuramento di colui che ammette parte
dell'imputazione, e una per insegnare che colui che ammette
deve ammettere una parte di qualcosa dello stesso tipo dell'imputazione
per
essere obbligato al giuramento dell'ammissione di parte dell'imputazione.
La Ghemara chiede ancora e risponde:
E quello il padre di R'Aftoriki da dove impara che, per essere
obbligato al giuramento, colui che ammette deve ammettere una parte di
qualcosa dello stesso tipo dell'imputazione? In effetti il padre
di R'Aftoriki non è dell'opinione che colui che ammette
deve ammettere una parte di qualcosa dello stesso tipo dell'imputazione
e persava come R'Gamliel, come insegna la Mishna [Shevuot 38b]: RECLAMÒ
DA LUI GRANO, MA LUI AMMISE CHE GLI DEVE ORZO - È PATUR dal
giuramento, E RABBAN GAMILIEL OBBLIGA al giuramento nonostante che
l'ammissione non sia del tipo dell'imputazione.
La Ghemara riporta un caso in
cui venne applicata la prima legge di R'Chiya:
Ad un certo pastore consegnavano giornalmente gli animali in presenza
di testimoni, un giorno glieli consegnarono senza testimoni, alla fine
di
quella giornata quando i padroni vennero a prendere gli animali
egli
disse loro: Non è mai accaduto che voi mi consegnaste animali
quest'oggi. Vennero dei testimoni e testimoniarono che egli ne aveva
mangiati due di quegli animali quel giorno e quindi almeno quei due
egli aveva ricevuto in custodia. Disse R'Zera: Se si dovesse giudicare
secondo la prima legge di R'Chiya - dovrebbe giurare il giuramento
di parziale ammissione sui rimanenti animali che i padroni reclamano.
La Ghemara obietta:
Gli disse Abbaye: Se fosse dovrebbe giurare? Ma egli è un
ladro come attestano i testimoni ed il suo giuramento non ha alcun
valore!!
La Ghemara chiarisce:
Gli disse R'Zera ad Abbaye: Volevo dire colui che gli sta
dinnanzi deve giurare per venir risarcito degli animali che egli reclama.
La Ghemara obietta:
Ora persino se non si giudica secondo la legge di
R'Chiya, lo obbligheremmo a giurare secondo l'opinione di R'Nachman.
Come insegnò la Mishna [Shevuot 38b]: UN MIO MANE
SI TROVA IN MANO TUA e quello dice: NON VI È NIENTE DI TUO
IN MIA MANO - È PATUR dal giuramento. Ma disse R'Nachman:
Non
lo
obblighiamo a giurare un giuramento di incoraggiamento che lo incoraggi
a confessare?
La Ghemara spiega:
Quel giuramento di R'Nachman non è altro che un
provvedimento rabbinico, [daf 5b] e non si applica una provvedimento
rabbinico su un provvedimento rabbinico. Se noi esuliamo dalla legge
di R'Chiya, il giuramento di base, che viene imposto all'accusato nel caso
in cui ci sono testimoni su parte dell'imputazione che egli nega, è
esso stesso un giuramento derabbanan
e il giuramento di R'Nachman sarebbe un provvedimento rabbinico su un provvedimento
rabbinico. Ma se si accetta la legge di R'Chiya, per cui il giuramento
di base è deoraita
allora si può applicare un provvedimento rabbinico e deviare il
giuramento sul reclamante nel caso in cui l'accusato non è in condizioni
di giurare.
La Ghemara obietta ora all'insegna
di Abbaye:
E fa uscire che il pastore non è in grado di giurare
non tanto dal fatto che fu dimostrato ladro ma dal fatto che si tratta
di un pastore e disse al proposito R'Yehuda: Un pastore stam
è pasulcome
testimone ed il suo giuramento non ha valore.
La Ghemara risponde:
Non è difficile respingere questa obiezione, questo
che
tu hai detto che un pastore stam è pasul come testimone
ed il suo giuramento non ha valore è quando gli animali che
porta al pascolo appartengono a lui stesso e si presume che
egli non si preoccupi di allontanarli dalla proprietà altrui,
questo
che noi diciamo che un pastore è pasul solo quando
provato ladro, è quando gli animali che egli porta
al pascolo appartengono al pubblico. Questo tipo di pastore non
è stam pasul.
La Ghemara si sofferma a confermare
la validità di questa distinzione:
Perché se tu non dicessi così, come potremmo consegnare
gli animali al pastore? Infatti è scritto [Levitico 19, 14]:
Dinnanzi
al cieco non mettere un ostacolo! Invece: C'è una chazaka
che nessuno pecca se non per sé, se non ne ha un personale
vantaggio, e in base a tale chazaka possiamo dire che il pastore
pubblico non è un presunto ladro.
La Ghemara ritorna ad esaminare
la nostra Mishna:
QUESTO GIURI CHE NON NE POSSIEDE MENO DELLA METÀ [ecc.].
La Ghemara prende in esame la
formulazione del giuramento e chiede:
È su quello che egli ha che giura o è su quello che
egli non ha che egli giura?
La Ghemara risponde:
Disse R'Huna che così egli ciascuno dei due litiganti
dovrebbe
dire: Giuro che ne posseggo una parte e non ne posseggo meno di
metà.
La Ghemara propone:
E se ciascuno dicesse: Giuro che è tutto mio?
La Ghemara risponde:
Forse che glielo daremo tutto? In nessun caso daremo ad un litigante
l'intero mantello perché anche l'altro lo tiene, quindi il giuramento
deve riflettere la divisione che avverrà in seguito al giuramento.
La Ghemara propone:
E se ciascuno dicesse: Giuro che la metà è mia? Perché
usare l'espressione indiretta "non ne posseggo meno della metà"?
La Ghemara risponde:
Se egli dice così egli danneggia la sua dichiarazione iniziale
che tutto il mantello è suo.
La Ghemara chiede:
Addesso pure quando egli giura secondo la formulazione proposta
da R'Huna egli danneggia la sua dichiarazione?
La Ghemara risponde:
In effetti si tratta del caso in cui ciascun litigante disse:
È tutto mio ma secondo la vostra opinione che credete a me come
all'altro e non mi concederete l'intero mantello: Giuro che ne posseggo
una parte e non ne posseggo meno di metà.
La Ghemara prende in considerazione
l'opinione di R'Yochanan:
Ma dal momento che questo sta lì e tiene il mantello
e l'altro sta lì e tiene il mantello ed è chiaro che
si dovrà dividerlo in due, perché obbligare a questo
giuramento? Disse R'Yochanan: Questo giuramento è una disposizione
rabbinica affinché ciascuno non vada a prendere il suo amico per
il mantello e dica: È mio.
La Ghemara propone:
E se dicessimo: Dal momento che lo sospettiamo quanto al danaro
e pensiamo che voglia semplicemente appropriarsi ingiustamente del
mantello del suo compagno, lo sospettiamo anche quanto al giuramento
e pensiamo che sia disposto a giurare il falso? Come possiamo fidarci
del suo giuramento quando sospettiamo che sia un ladro?
La Ghemara risponde:
Non diciamo: Dal momento che lo sospettiamo quanto al danaro
lo sospettiamo anche quanto al giuramento e pensiamo che una persona
pronta a rubare non è altrettanto pronta a spergiurare.
La Ghemara cerca di provare
quanto detto:
Perché se non dirai questo che uno sospetto di rubare
non è automaticamente sospetto di spergiurare - anche riguardo a
quello che disse il Misericordioso: Colui che ammette parte dell'imputazione
giuri, potremmo dire: Dal momento che lo sospettiamo quanto al danaro
che egli sostiene di non dovere lo sospettiamo anche quanto al giuramento!
Se la Tora impone un giuramento ad un sospetto ladro vuol dire che
egli non è sospettato di essere uno spergiuro!
La Ghemara respinge tale prova:
Là nel caso di chi ammette parte dell'imputazione la
ragione per cui noi lo facciamo giurare è perché forse vuol
solo liberarsi da lui dalla pressione che il creditore esercita
su di lui, come disse Rabba.
La Ghemara ribadisce che uno
che nega parte di un debito non è considerato proprio un ladro:
Sappi che disse R'Idi bar Avin in nome di R'Chisda: Chi nega un
prestito è kasher
come testimone, chi nega un deposito è pasul come
testimone. Quindi uno che ammette parte di un debito e ne nega una
parte non è per questo considerato un ladro, e perciò può
venir sottoposto ad un giuramento, mentre in generale resta valido che
chi viene sospettato di essere un ladro è anche sospettato di essere
uno spergiuro.
La Ghemara mette alla prova,
a partire da un'altra fonte, l'assunto che chi viene sospettato di essere
un ladro è anche sospettato di essere uno spergiuro:
Ma come la mettiamo con quello che insegnò Rami bar Chama
a partire da questa Baraita: QUATTRO CUSTODI DEBBONO PRONUNCIARE UNA PARZIALE
NEGAZIONE E UNA PARZIALE AMMISSIONE perché venga loro imposto
il giuramento:
IL CUSTODE GRATUITO, COLUI CHE PRESE A PRESTITO, IL CUSTODE
A PAGAMENTO E CHI PRENDE IN AFFITTO? Diciamo:Dal momento che lo sospettiamo
quanto al danaro che egli sostiene di non dovere lo sospettiamo
anche quanto al giuramento!
La Ghemara respinge tale ragionamento:
Là anche la ragione per cui noi lo facciamo giurare è
perché forse voleva solo liberarsi dalla pressione
che il padrone esercita su di lui, e ha pensato: Troverò il ladro
e gli porterò via gli animali rubati, oppure: Troverò
gli animali perduti nei pascoli e glieli porterò al padrone.
La Ghemara ha preso in considerazione,
anche nel caso di uno che nega un deposito, la possibilità di una
temporanea giustificazione che assolve il custode dal sospetto di volersi
appropiare degli animali mancanti. Ora ci si chiede:
Se così è, perché chi nega un deposito sarebbe
secondo quanto enunciato da R'Idi bar Avin in nome di R'Chisda pasul
come testimone? Diciamo: Voleva solo liberarsi dalla pressione
che il padrone del deposito esercita su di lui, e ha pensato: Guadagnerò
tempo finché avrò cercato e trovato quel deposito
e allora lo restituirò al suo proprietario.
La Ghemara chiarisce il significato
dell'enunciazione di R'Chisda:
Quando diciamo: Chi nega un deposito è pasul come
testimone - è nel caso in cui vennero testimoni e testimoniarono
che in quel momento in cui egli nega il deposito è nella
sua casa ed egli ne è al corrente. Oppure: Che lo ha con sé
nelle sue mani. Quando tuttavia c'é la possibilità che
egli neghi solo per prender tempo e restituire, non deve considerarsi pasul
come testimone.
La Ghemara mette alla prova
questo assunto a partire da un'altra fonte:
Ma come la mettiamo con quello che disse R'Huna a poposito di
un custode che preferisce pagare piuttosto che giurare: Gli facciamo
giurare che il deposito non è in suo possesso, diciamo: Dal
momento che lo sospettiamo quanto al danaro lo sospettiamo anche
quanto al giuramento!
La Ghemara risponde:
Anche qui si giustifica dicendo: Dopo tutto i soldi glieli
dò per quello che non gli restituisco. Anche se questa giustificazione
non ha alcun valore legale, basta ad assolverlo dal sospetto di essere
uno spergiuro.
La Ghemara si chiede:
Gli disse R'Acha da Difti a Ravina: Ma egli ha trasgredito al lav
di non desiderare quindi anche se si giustifica quanto al furto,
intenzionalmente trasgredisce al non desiderare e quindi possiamo
presumere che non si fermerà dinnanzi al falso giuramento!
La Ghemara risponde:
La proibizione di non desiderare sembra erroneamente
alle persone che viga solo se non vi è ricompensa in
denaro. Perciò anche il custode che trattiene per sé
l'oggetto giustificandosi per averlo pagato, non è considerato un
vero ladro e può esser fatto giurare. |