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Mishna. DUE TENGONO UN MANTELLO, QUESTO DICE: L'HO TROVATO IO, E QUESTO DICE: L'HO TROVATO IO. QUESTO DICE: È TUTTO MIO, E QUESTO DICE: È TUTTO MIO. QUESTO GIURI CHE NON NE POSSIEDE MENO DELLA METÀ E QUESTO GIURI CHE NON NE POSSIEDE MENO DELLA METÀ E DIVIDANO il mantello o il suo equivalente in denaro in due parti uguali. 
QUESTO DICE: È TUTTO MIO, E QUESTO DICE: LA SUA METÀ È MIA. QUELLO CHE DICE È TUTTO MIO - GIURI CHE NON NE POSSIEDE MENO DI TRE QUARTI, E QUELLO CHE DICE:  LA SUA METÀ È MIA - GIURI CHE NON NE POSSIEDE MENO DI UN QUARTO. IL PRIMO PRENDE TRE QUARTI E IL SECONDO PRENDE UN QUARTO.
DUE ERANO A CAVALLO DI UN ANIMALE, O CHE UNO ERA A CAVALLO E L'ALTRO LO MENAVA. QUESTO DICE:  È TUTTO MIO, E QUESTO DICE: È TUTTO MIO. QUESTO GIURI CHE NON NE POSSIEDE MENO DELLA METÀ E QUESTO GIURI CHE NON NE POSSIEDE MENO DELLA METÀ E DIVIDANO l'animale o il suo equivalente in denaro in due parti uguali.
QUANDO ESSI AMMETTONO di aver preso possesso del bene in questione simultaneamente O CHE HANNO TESTIMONI - DIVIDANO SENZA GIURAMENTO.
 

Ghemara. La Ghemara chiede:
Cosa ci quadagnamo ad insegnare nella Mishna: QUESTO DICE: L'HO TROVATO IO E QUESTO DICE: L'HO TROVATO IO. QUESTO DICE: È TUTTO MIO E QUESTO DICE: È TUTTO MIO? Perché insegnare due casi? Ne insegni uno!
La Ghemara risponde:
Ed infatti uno la Mishna ne insegna: Questo dice: L'ho trovato io ed è tutto mio e questo dice: L'ho trovato io ed è tutto mio.
La Ghemara  propone:
E che la Mishna insegni: L'ho trovato io, ed io già so che egli intende dire: È tutto mio!
La Ghemara risponde:
Se la Mishna avesse insegnato soltanto: L'ho trovato io, avrei detto: Cos'è "l'ho trovato" - l'ho visto e ciascuno dei due litiganti sostiene di averlo visto prima, benché non sia venuto nelle sue mani - cioé avrei imparato che il generico vedere determina il kinyan, perciò la Mishna insegnò anche: È tutto mio - per insegnare che con il semplice vedere non si acquista.
La Ghemara obietta:
Ma forse puoi dire: "Cos'è "l'ho trovato" - l'ho visto"? Ma Rabbanai disse: (Deuteronomio 22, 3) E la trovasti - vuol dire che è venuto nelle sue mani!
La Ghemara spiega:
È vero che E la trovasti del versetto vuol dire che è venuto nelle sue mani, tuttavia avrei potuto pensare che la Mishna usa il linguaggio comune, e quando lo vede quell'oggetto abbandonato egli dice: L'ho trovato io, e ciascuno dei due litiganti sostiene di averlo "trovato" prima benché non sia venuto nelle sue mani - cioé avrei imparato che il generico vedere determina il kinyan, perciò la Mishna insegnò anche: È tutto mio - per insegnare che con il generico vedere non si acquista.
La Ghemara propone:
E che la Mishna insegni: "È tutto mio" e non occorre "L'ho trovato io"? 
La Ghemara spiega:
Se la Mishna insegnasse solo: "È tutto mio"avrei detto: In generale quando la Mishna altrove insegna "L'ho trovato io" vuol dire che il generico vedere determina il kinyan, perciò la Mishna insegna: "L'ho trovato io" e dopo insegna: "È tutto mio" - per farci capire, attraverso questo insegnamento aggiuntivo, che il generico vedere non acquista.
 

La Ghemara obietta:
Ma puoi veramente dire che la Mishna ne insegna uno di casi? Eppure essa insegna QUESTO e QUESTO: QUESTO DICE: L'HO TROVATO IO, E QUESTO DICE: L'HO TROVATO IO. QUESTO DICE: È TUTTO MIO ecc.
La Ghemara spiega:
Disse R'Pappa e alcuni dicono fosse R'Simi bar Ashi e alcuni dicono fosse Kedi: La reshadella nostra Mishna parla di un ritrovamento di un oggetto abbandonato, e la sefa della nostra Mishna parla di una compravendita. Ed è necessario insegnare entrambi i casi: [daf 2b]perché se la Mishna avesse insegnato soltanto il caso del ritrovamento - avrei detto: È solo quando si tratta di un ritrovamento che Rabbanan imposero un giuramento, perché uno dei litiganti potrebbe trovare una giustificazione dicendo: Il mio compare non vi ha perso nulla in quell'oggetto che ha trovato, né danaro né fatica, vado a prenderlo e me lo dividerò con lui. Per scoraggiare un simile comportamento Rabbanan imposero il giuramento. Ma quando si tratta di una compravendita, nel qual caso non si può dire così, perché l'altro si è dato da fare per trovare quell'oggetto da acquistare, direi che no Rabbanan non imposero il giuramento. E se la Mishna avesse insegnato soltanto il caso della compravendita, - avrei detto: È solo in questo caso che Rabbanan imposero un giuramento, perché uno dei litiganti potrebbe trovare una giustificazione dicendo: Il mio compare porta denaro, ed io anche porto danaro. Ora che il tale oggetto serve a me lo prenderò io, e il mio compare vada a darsi da fare per comprare per sé un oggetto simile.  Per scoraggiare un simile comportamento Rabbanan imposero il giuramento. Ma quando si tratta di un ritrovamento, nel qual caso non si può dire così, perché l'altro verosimilmente non troverà un altro oggetto abbandonato e l'intenzione è solo quella di derubarlo dell'oggetto trovato, direi che no Rabbanan non imposero il giuramento. Per questo è necessario che la Mishna insegni che Rabbanan imposero il giuramento sia nel caso di un ritrovamento che nel caso di una compravendita.
 

La Ghemara obietta:
Una compravendita? Che necessità c'è di prendere in considerazione questo caso? Ma che si guardi da chi il venditore ha preso il danaro!
La Ghemara spiega: 
No, è necessario che la Mishna tratti questo caso perché qui il venditore prese il danaro da entrambi, da uno lo prese di propria volontà e da uno lo prese controvoglia, e non sappiamo chi è quello da cui il venditore prese il danaro di propria volontà e chi è quello da cui il venditore prese il danaro controvoglia.
 

La Ghemara esamina l'eventualità che la nostra Mishna sia in accordo con il Tanna Ben Nanas che tratta in Shevuot 45a, il caso di un padrone che dette ordine ad un negoziante di fornire della merce ai suoi lavoranti come pagamento del loro lavoro ed in seguito il negoziante sostiene di aver fornito la merce ai lavoranti e i lavoranti sostengono di non aver ricevuto nulla. In tal caso il Tanna Kamma decide che negoziante e lavoranti incassano, previo giuramento, la somma dal padrone contro il parere di Ben Nanas:
Diciamo che l'insegnamento della nostra Mishna non è in accordo con l'insegnamento di Ben Nanas, perché come potrebbe essere in accordo con Ben Nanas? Infatti egli disse: Come è che questi e quelli giungono a prestare un falso giuramento? La nostra Mishna infatti non sembra preoccuparsi del fatto che imponendo un giuramento ai contendenti ne possa derivare un falso giuramento.
La Ghemara risponde:
Tu potresti persino dire che la nostra Mishna è in accordo con il parere di Ben Nanas che il Bet Din dovrebbe evitare di imporre giuramenti che possano risultare falsi, infatti nel caso di cui si occupò Ben Nanas era certo che si sarebbe avuto un falso giuramento, qui nel nostro caso c'è la possibilità che non si abbia un falso giuramento, diciamo infatti che i due lo sollevarono il mantello contemporaneamente e quindi nessuno dei due incorre in falso giuramento.
 

La Ghemara esamina l'eventualità che la nostra Mishna sia in accordo con il Tanna Sumchos che tratta, in Baba Kamma 46a, il caso di un toro che scornò una mucca pregna al cui fianco viene trovato il feto morto, e non si sa se la mucca abortì prima di venir scornata o come risultato dell'essere stata scornata:
Diciamo che l'insegnamento della nostra Mishna non è in accordo con l'insegnamento di Sumchos, perché come potrebbe essere in accordo con Sumchos? Infatti egli disse: Danaro il cui proprietario é oggetto di dubbio viene diviso senza giuramento. 
La Ghemara obietta:
E allora? È in accordo con Rabbanan? Ma essi dicono "colui che sottrae al suo compagno è tenuto a portare le prove"! Quindi la nostra Mishna non si accorda né al parere di Sumchos né a quello di Rabbanan!
La Ghemara respinge la possibilità che la nostra Mishna non si accordi con l'opinione di Rabbanan:
Ma che ragionamento è questo? Se tu dicessi che la nostra Mishna si accorda con l'opinione di Rabbanan ciò è ammissibile, infatti là dove non erano entrambi a tenerlo, ma solo uno dei due, infatti il padrone del toro ha in mano il denaro del feto e non altri, Rabbanan dissero il principio: "colui che sottrae al suo compagno è tenuto a portare le prove", ma qui dove sono entrambi a tenerlo - che lo dividano sotto giuramento. Se invece tu dicessi che la nostra Mishna si accorda con l'opinione di Sumchos, ora, se là dove non erano entrambi a tenerlo ma solo uno - Sumchos decide che dividano senza giuramento, qui che sono entrambi a tenerlo e non si può propriamente dire che l'uno lo toglie all'altro - non è tanto più logico che lo dividano senza giuramento? Quindi è Sumchos che è inconciliabile con la nostra Mishna.
La Ghemara propone una spiegazione:
Tu puoi dire persino che la nostra Mishna è secondo l'opinione di Sumchos, infatti quando Sumchos si pronunziò e disse che il danaro di dubbia proprietà viene diviso senza giuramento, ciò era in riferimento al caso in cui, dei due litiganti, l'uno è in forse e l'altro è in forse cioé nessuno dei due è sicuro della propria argomentazione, tuttavia nel caso in cui uno è certo e l'altro è certo, come nel caso della nostra Mishna, egli non si pronunziò ed ammette che si proceda alla divisione sotto giuramento.
La Ghemara chiede:
E secondo Rabba bar R'Huna che disse: Sumchos si pronunziò persino nel caso in cui uno è certo e l'altro è certo, cosa si può dire?
La Ghemara propone una spiegazione:
Tu puoi dire persino ora che la nostra Mishna è secondo l'opinione di Sumchos, infatti quando Sumchos si pronunziò e disse che il danaro di dubbia proprietà viene diviso senza giuramento anche quando i litiganti sono certi, ciò è quando si verifica in seguito alla divisione una vera e propria perdita di denaro, infatti o il padrone del toro perde metà del prezzo del feto nel caso di aborto naturale o il padrone della mucca perde metà del prezzo del feto se fu aborto causato, tuttavia dove non si verifica in seguito alla divisione una vera perdita di denaro come nel caso della nostra Mishna, no, Sumchos non disse che si debba dividere senza giuramento.
La Ghemara respinge questa possibilità:
Ma non c'è un kal vachomer? Se là che c'è una perdita di denaro per uno, e c'è una perdita di denaro per l'altro,